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#neindefacose - Cinema - Recensione film "La dea Fortuna" di Ferzan Özpetek

Un po’ di anni fa, quando vivevo a Roma, mi è capitato di andare a casa di un’amica per festeggiare il suo compleanno. Era estate, faceva caldo e il sole stava per tramontare. A un certo punto, chiacchierando, la mia amica mi ha indicato un terrazzo di fronte e mi ha detto: “Guarda, lì abita Özpetek quello è il terrazzo di casa sua e quasi tutte le sere c’è una festa là fuori”.
Ho immaginato quelle sue feste come le scene dei suoi film, dove un terrazzo con delle gente che fa comunità c’è sempre o quasi. Un terrazzo pieno di fratellanza e di un’umanità che scompiglia ogni (pre)concetto di “normalità”.
 
È così anche nel film “La dea Fortuna”, uscito alla fine del 2019 ma che io ho visto solo adesso, giugno 2020, dal divano di casa mia attraverso il pay per view.
Dalla fine del 2019 a oggi ci sono di mezzo una pandemia ancora in corso, mesi di chiusure e isolamento, abitudini stravolte, una lenta e incerta ripresa e i cinema che timidamente provano a riaprire proprio in questi giorni.
Certo il divano di casa, per quanto comodo e confortevole, non potrà mai sostituire una serata al cinema ma intanto ho recuperato un film che avevo perso nelle sale.
 
“La dea fortuna” è diretto da Ferzan Özpetek e il respiro del regista turco si percepisce sin dall’inizio della storia, a partire dal cast che vede l’immancabile e irriverente presenza di Serra Yılmaz, la bella e calzante performance dei protagonisti Stefano Accorsi che è Arturo, Edoardo Leo nei panni di Alessandro, Jasmine Trinca che interpreta Annamaria. Partecipano al film poi la scrittrice e sceneggiatrice Barbara Alberti e Filippo Nigro, che ha lavorato con Özpetek sia per “Le fate Ignoranti” che ne “La finestra di fronte”.
 
Arturo e Alessandro stanno insieme da 15 anni, si amano ancora ma la routine sta logorando il loro legame. Arturo, scrittore e cattedratico mancato che fa traduzioni per vivere, comincia a sentirsi molto trascurato da Alessandro, idraulico alquanto virile che porta il pane a casa e che non nasconde le sue abituali divagazioni puramente carnali con altri uomini. All’improvviso la loro quotidianità, zoppicante e in bilico, viene stravolta dall’arrivo di Annamaria, ex compagna di Alessandro, e dei suoi due figli Martina e Sandro, di 12 e 9 anni.
Annamaria deve ricoverarsi in ospedale per fare dei controlli medici e affida i suoi bambini ai due amici. Arturo e Alessandro si ritrovano a dover fare i conti con delle responsabilità inaspettate e con delle verità che il tempo e l’indifferenza avevano offuscato.
Gli avvenimenti incalzano, le decisioni da prendere diventano urgenti e le emozioni si avvicendano implacabili. L’equilibrio tra delicatezza e sfrontatezza pare sempre messo alla prova da una diversità presunta, messa in primo piano con disinvoltura e naturalezza.
 
Guardando il film si sorride, ci si commuove, si riesce ad osservare l’animo umano con le sue contraddizioni, le sue debolezze, la sua complicata bellezza. Lo sguardo si accorge di possibilità altre, per cui una demenza diventa la capacità di conoscere ogni giorno il nostro partner come se fosse la prima volta e la morte diventa strumento per celebrare la vita. Cose dolorose che di questa vita fanno parte e che paradossalmente le danno persino un senso.
Ognuno di noi potrebbe essere Arturo o Alessandro, ognuno di noi può riconoscersi nella loro storia o nella vita degli altri personaggi perché tutto è reale ma niente è banale.
 
I particolari non sono lasciati al caso neanche la musica, come sempre. La voce di Mina arriva fin nel profondo dell’anima, accompagnando Arturo e Alessandro nel loro percorso fatto di incomprensioni, mancanze e rimorsi, ma soprattutto di un amore forte e ingombrante.
Diodato, invece, è affidata la chiusura del film a suggello di tutto il sentimento che ha guidato l’intero lavoro.
 
Ne “La dea Fortuna” c’è tutta la poesia dei grandi temi a cui ci ha abituato Özpetek. La si scopre mano a mano, riordinando i pezzi di una commedia dolce-amara, che ci riporta, attraverso il modo, il ritmo e le parole della narrazione, un po’ indietro a “Le fate ignoranti”.
Anche nell’essere uguale a sé stesso Özpetek riesce ad essere diverso ogni volta, ad essere sempre delicatamente e insieme decisamente attuale, a coinvolgere lo spettatore fino alla fine.
 
La leggenda narra che “la dea Fortuna ha un segreto, un trucco magico. Come fai a tenere sempre con te qualcuno a cui vuoi molto bene? Devi guardarlo fisso, rubi la sua immagine, chiudi di scatto gli occhi, li tieni ben chiusi. E lui ti scende fino al cuore e da quel momento quella persona sarà sempre con te”.
Il segreto è scegliersi e restare insieme. Così, il dolore esistenziale fa meno paura.

Rosalba Carchia

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