neinde - opificio culturale

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Racconti d'estate

Le finestre sono spalancate, i balconi aperti e le voci, gli odori, i gesti, i rumori si mischiano, si confondono, si immaginano.
La sera, poi, se guardi bene l'estate riesce a raccontare storie. È il momento in cui ci si ritrova tutti a casa, ci si rilassa, si parla, ci si ritaglia un po' di spazio.

Ho vissuto per tanti anni a Roma e lì non sai neanche come hai fatto ad arrivare alla fine di una giornata afosa. Così la sera, spesso, mi mettevo alla finestra sperando, quasi sempre invano, in uno spiffero fresco. Al buio per non attirare le malefiche zanzare.

Fateci caso

Me ne sono andata via dalla verde Irpinia a diciotto anni. Ho fatto l'università a Roma, tornando solo alle feste comandate. Sono restata lì più o meno per sedici anni. Anni lunghi e grondanti di giovinezza. E poi? E poi sono tornata, punto. Non so quanto i tempi e i luoghi siano stati scelte pensate o inevitabili ma è andata così.
 
Grande città contro piccolo paese (del sud), eccola l'eterna contrapposizione che ancora mi si agita dentro. A volte si muove di più, altre si assopisce.
Ma sono tempi difficili per cui, quando cerco di destreggiarmi tra un “che ci faccio qui?” e un “meno male che non sono lì”, l'interrogativo che ne viene fuori è “ci vuole più coraggio a restare o ad andare via?”.
Francamente ancora non so rispondere, sia che l'alternativa sia la grande città o addirittura un'altra nazione. Nel frattempo... io resto.

Oggi come sempre

Dicono che le donne siano meravigliosamente multitasking. Io so solo che ultimamente le tante cose da fare per dare lo slancio iniziale a Neìnde mi hanno travolta e non sono riuscita a occuparmi anche del blog. Non perché non ci fosse niente da dire, ma perché i pensieri vanno più veloci del tempo che si ha per scriverli. Comunque, per fortuna, sono ancora in piedi e con l'entusiasmo di sempre.

La noia che riscalda

Sta nevicando dalla mie parti, molto. Là fuori c'è un freddo gelido come non ricordavo ormai da anni.
A stare in casa un po' per forza, oltre che mangiare dolci, mi viene naturale dare spazio ai pensieri. Quando hai finito le cose da sbrigare e il lavoro da fare, dopo che hai letto un libro, chattato, sentito gli amici, guardato che si dice sui social, visto la tv, ascoltato la tua musica preferita, provato una ricetta per la merenda, giocato a cose infantili con tuo marito, insomma la noia arriva.

Riflessioni su un nome di Cultura

Ci sono persone, personaggi, maestri, donne e uomini che si mettono là, nell'angolino più sereno della tua mente e ti fanno credere che renderanno il mondo un posto migliore per sempre.
Invece, a un certo punto, se ne vanno e ci rimani proprio male.
Così è stato per Tullio De Mauro, appena qualche giorno dopo l'inizio di un nuovo anno.
Lascio a un semplice click la cronistoria di tutto ciò che ha fatto o l'elenco delle sue frasi celebri e vado a pensare “altro”. 
 
Tullio De Mauro è un nome che si fa ricordare perché va oltre la linguistica, la politica, la televisione e tutto il resto. Questo nome è Cultura. 
La Cultura, da non confondersi con l'erudizione, non urla bensì parla, racconta, pondera. Chi conosce non se ne fa un vanto. La Cultura è umiltà.
La Cultura dà valore alle parole, alla conoscenza, alla capacità e alla opportunità di sapere, di essere curiosi. La Cultura è inseguimento meticoloso della realtà, qualunque essa sia, comoda o scomoda. L'analfabetismo e l'ignoranza al contrario possono diventare un'arma per chi vuole mistificare la realtà, all'insegna dell'utile prima che del vero.

L'amore è la cosa più importante

L'ultimo giorno dell'anno ormai ci sta alitando sul collo. È tempo di fare il riassunto delle puntate precedenti. È il momento di prepararsi per il seguito della storia.
Quando ero bambina pensavo che se qualcosa finisce e ne inizia un'altra è sempre una cosa bella. C'è sempre da aspettarsi che qualcosa di buono accada. Certo a quei tempi, in questo periodo, dovevo solo pensare ai compiti delle vacanze, a guardare per ore le luci dell'albero, al presepe vivente da organizzare coi miei cugini o, in alternativa, alle prove di “Natale in casa Cupiello” per deliziare amici e parenti. Ogni volta pensavo che presto l'avrei beccata la befana mentre poggiava i regali ai piedi del mio letto. E poi speravo che venisse giù tanta neve, così potevo andare a scivolare con la busta di plastica nel parco di fronte casa.